Don Elia Bellebono - Fondazione Opera del Sacro Cuore di Gesù

Elia

la vita

Vita ed infanzia

Don Elia nasce in un piccolo paese della Lombardia in provincia di Bergamo a Cividate al Piano l’8 Ottobre 1912 da Gian Maria Bellebono e Teresa Bonomelli (nipote di Monsignor Geremia Bonomelli Vescovo di Cremona). Elia è il penultimo figlio di una famiglia numerosa e molto povera, ma ricca di fede.
La madre donna di grande fede e di preghiera, porta avanti la famiglia tra sacrifici e tribolazioni. Educa i figli alla fede e alla spiritualità con l’esempio e le parole sempre fiduciosa nella Provvidenza di Dio. Dopo la terza elementare, Elia, deve abbandonare la scuola per aiutare e sostenere economicamente la famiglia, diventando apprendista in una bottega di calzolaio.

Vocazione

Fin da adolescente Don Elia matura la decisione di farsi religioso e desideroso di andare in India come missionario. Ma durante la seconda guerra mondiale viene chiamato a servire la Patria come soldato della divisione "Lupi di Toscana" e mandato in Albania presso l'Ospedale da campo a Koriza, dove si prodiga nell'aiuto ai malati. Tornato in Italia, a 27 anni, si diede subito da fare a realizzare il suo proposito di farsi religioso. Il suo direttore spirituale, il Parroco del paese Don Baccuzzi, trattandosi di scegliere l'Ordine religioso, lo consiglia di scrivere tre lettere: una ai Gesuiti, una ai Francescani e un'altra ai Domenicani ed iniziare allo stesso tempo, una novena alla Madonna. Ritennero che la prima risposta che avrebbero ricevuto, vi sarebbe stata l'indicazione della volontà di Dio con cui iniziare il cammino. Al termine della novena, infatti, gli arriva la risposta dei Gesuiti. Ma il Parroco mostra alcune perplessità circa l'ordine dei Gesuiti ritenendo quest'ordine non adatto all'indole semplice del suo carattere. Don Elia invece scriverà che gli piaceva molto il nome dei Gesuiti, "Compagnia di Gesù", perchè voleva appartenere completamente a Gesù. Il 21 Novembre 1939, giorno della presentazione della Beata Vergine Maria, entra nell'Istituto Aloisianum di Gallarate (VA) e dopo aver superato la verifica vocazionale, entra nel Noviziato dei Padri Gesuiti come fratello coadiutore a Lonigo (VI) il 6 Ottobre 1940.

La prima apparizione di Ges´┐Ż ad Elia nella Cappella del noviziato a Lonigo (VI).

“Una sera, verso le 17, mentre ero nella Cappella Mater Divinae Gratiae con gli altri, dopo aver detto la Corona e fatto la lettura spirituale, mi sento appannare gli occhi come fossi nella nebbia. Vedo che esce dal Tabernacolo una nube bianchissima, che si alza lentamente sopra l'altare, si apre ad una certa altezza e viene fuori la figura di Gesù, bello, alto, con i capelli biondo-scuri, che fluivano sulle spalle, aperti in mezzo al capo da una scriminatura. Aveva una tunica bianca di seta lucente, fermata da un cingolo ai fianchi, con due fiocchi d'oro che pendevano al lato sinistro. Sulle spalle aveva un manto d'oro. Calzava un paio di sandali con una piccola suola e con le fettucce alla romana. Alle mani e ai piedi aveva le cicatrici. Sopra il petto aveva il Suo Cuore sormontato dalla piccola croce circondato di spine; dal cuore ferito usciva sangue e sporcava tutta la tunica bianca fino ai piedi. Si inchinò verso di noi e si mise a parlare.  Io pensavo che lo vedessero tutti, ma non capivo più in che condizioni mi trovavo.
Mi disse: “Mi ami tu, figliolo?". “Sì, Gesù, che io ti amo”. “Allora ama il tuo prossimo con lo stesso amore con cui ami Me”. “Sì Gesù, lo farò”. Toccando con il Suo dito indice la ferita del Cuore, mi mandò un raggio di luce così potente, che mi penetrò nella carne, passando attraverso la veste talare, la camicia e la maglia. La nube si chiuse, Gesù disparve e io sentivo un calore in tutto il mio corpo. Una gioia, una pace! Mi accorsi che andava scomparendo quell'appannamento, che avevo sugli occhi e guardai attorno a me: non c'era più nessuno in Cappella. Anch'io uscii; andai in bagno per mettermi sul petto dei fazzolettini bagnati di acqua fresca, perché sentivo un forte calore in tutto il corpo. Mentre ero nel bagno per aprire la veste, vidi che dal mio petto usciva sangue. Nello stesso tempo sentii bussare alla porta. Era il Padre Maestro che mi diceva: "Fratello, aprite, ho bisogno di parlarvi”. Continuò: "Come mai gli altri fratelli mi hanno detto che vi hanno visto in Cappella alzato da terra in un atteggiamento mai visto e voi non dite dirmi niente”. “Ha ragione, Padre, sono venuto anch’io adesso dalla Cappella, ma sentivo un forte calore nel mio corpo e volevo mettere dei fazzoletti di acqua fresca sul petto, invece ho visto una ferita che butta sangue”. “Per carità, tacete! Qui fuori ci sono i fratelli e non voglio che lo sappiano. Venite subito in camera mia”. Chiusa la veste, andai con lui nella sua camera. Mi fece levare la veste e sangue sgorgò fuori dal petto. Il Padre maestro non sapeva più cosa fare; dal credenzino dove c'era le prime medicazioni, prese un pacco di cotone e me lo fece stringere sulla ferita e mi fece una medicazione. Mi disse di coricarmi: “Distendetevi sul letto e non mettete il cuscino sotto la testa, sarà più facile fermare il sangue”. Così ho fatto.
Dopo un quarto d'ora arriva Padre Longoni dicendo: “Mi ha chiamato al citofono il Padre maestro chiedendo di passare a trovarvi, perché eravate a letto. Cosa vi è capitato?”. Gli raccontai che avevo visto Gesù che mi aveva parlato, e che mi aveva fatto quella ferita, ed io ero pieno di gioia e di contentezza.”
Iniziano le incomprensioni e l'incredulità, tanto da essere ritenuto un visionario, un soggetto fantasioso, se non matto. Un medico lo definì un isterico, un altro, invece, lo definì sano di nervi e i fenomeni da lui vissuti di origine mistica e non patologica. I ripetersi di questi fenomeni che Elia non cercava affatto e le cui esternazioni eclatanti sconvolgevano tutta la comunità, non son compresi e ne creduti dal Padre Provinciale, che lo ritenne non adatto alla vita religiosa. Nel 1943 venne dimesso dalla Compagnia e deve lasciare la vita religiosa che tanto ama.

Verso il sacerdozio

Le rivelazioni del Sacro Cuore di Gesù lo segnano per sempre, soprattutto lo orientano decisamente verso il Sacerdozio anche se dovranno passare molti anni prima che questo evento si realizzi.
Gli ostacoli da superare sono molto forti, soprattutto la sua difficoltà ad imparare il latino.
Così questi fenomeni lo seguono per tutta la vita. Nel passare a fare la visita al SS. Sacramento, Gesù apparve di nuovo a don Elia e gli disse: "Desidero che tu sia mio Sacerdote, che sia tu ad assolvere queste anime che Io stesso ti mando a chiamare. Ti darò le prove che sono Io a chiamarti e il tuo Vescovo di Novara ti crederà". Gesù, toccando col dito indice la ferita del suo Cuore sormontato dalla piccola croce, mi mandò un raggio di luce, che mi trafisse le vesti, entrando nel mio petto. Gesù proseguì, dicendo: "Andrai a chiamarmi dieci giovani nei dintorni di Stresa. Per tutti ti dirò un fatto particolare e loro ti crederanno".  Fu messo a conoscenza del fatto anche il Vescovo, Mons. Gilla, che lo fece sapere a P. Longoni e a Mons. Piccardi, padri spirituali di don Elia, che interrogarono quei giovani, constatando la verità di quanto era stato detto loro.
Infine, dopo molte prove, viene ordinato sacerdote l'11 Aprile 1977 a 65 anni, per l'imposizione delle mani da parte del Cardinale Pietro Palazzini, a Roma, ma solo dopo aver ricevuto una speciale dispensa della Santa Sede, vista la mancanza quasi totale degli studi teologici necessari, secondo l'ordinamento canonico.
Tutti i fatti vissuti da don Elia sono stati accompagnati da divine e inspiegabili fenomeni.
A detta di testimoni tuttora viventi, Don Elia da sacerdote, quando confessava, spesso per grazia divina gli veniva concesso di "vedere" anche i peccati non confessati e quando l'anima di un penitente era in grazia di Dio allora la chiamava "Anima bella"

Il santuario in Urbino (Marche)

"Tornando da Assisi con Maria Teresa Bruscolini, mi fermai ospite presso di lei qualche giorno. Nella chiesa di S. Francesco in Urbino, dopo aver ascoltato la S. Messa e fatta la S. Comunione, sono andato nella cappella del SS. Sacramento. Mi appare Gesù come sempre e mi dice: “Sono contento che i tuoi padri spirituali ti abbiano permesso di parlare di Me nella città di Urbino. Desidero che tu faccia costruire un Santuario dedicato al mio Cuore Sacratissimo. Farai dipingere un quadro come tu mi vedi, che abbia a regnare nel centro del Santuario stesso e lì farò piovere tante grazie".
 "Nel trovarmi nella chiesa dell’Eremo di Monte Giove a Fano, il 1° ottobre 1982, Gesù mi apparve come al solito e mi disse: "Desidero che oltre al Santuario ci sia anche una Casa di Spiritualità, perché ci sono tanti universitari che ne hanno bisogno sono come pecore senza pastore. P. Tommaso Sbardella S I. deve essere l'animatore di questa opera. Siano i Gesuiti a prendere in mano tutto, perché sono più preparati a lavorare fra i giovani universitari e perché la prima volta che ti sono apparso eri nei Gesuiti; inoltre la Compagnia di Gesù ha l'incarico di diffondere la devozione al Mio Cuore Sacratissimo". 
Don Elia ha acquistato il terreno nella zona di Ca' Staccolo in Urbino nelle vicinanze dell'attuale Ospedale.
In occasione dell’undicesimo anniversario della sua ordinazione sacerdotale scrive a tutti i suoi amici e conoscenti:
Carissimi amici,
                            il primo ringraziamento lo rivolgo al Padre, al Figlio ed allo Spirito Santo e alla Vergine Maria Regina della Pace, per avermi scelto quale strumento per la salvezza delle anime. Estendo pure questo ringraziamento a tutti voi, coinvolti con me dallo stesso Amore.
Ripensando a tutte le vicende della mia povera esistenza, non trovo istante che non sia stato sorretto dall’Amore Infinito del Cuore Divino di Gesù. Egli mi ha sempre guidato e portato come un bambino fra le Sue braccia.
Sono stato strumento e testimone del grande Amore che Gesù ha per noi, poveri peccatori e come Egli sia profondamente e singolarmente vicino ad ognuno di noi. Come sia attento ai palpiti del nostro cuore, quando battono per Lui e quanto si affanni per riportarci sulla retta via quando la nostra superbia, il nostro egoismo e i nostri peccati ci portano lontano da Lui. Egli sa che senza di Lui non c'è salvezza, non c'è gioia e l'uomo non ritrova neppure se stesso.
Quante volte il Signore mi ha mandato a salvare anime che si stavano smarrendo, e disperate avevano perduto la speranza nella Sua Grande e Infinita Misericordia. Con grande delicatezza e amore le invitava a riconciliarsi con Lui attraverso il Sacramento della Riconciliazione ai piedi del Sacerdote. Sono testimone del grande amore che Gesù ha per ogni singola anima e come Egli desideri che sia felice, ma della felicità interiore che trasforma ogni nostra azione in atto di amore per Lui e di conseguenza verso tutti noi.
Per amore di Gesù e degli uomini, ho sofferto tante volte nella vita: il freddo, la fame, gli stenti, il disprezzo, l'emarginazione, la calunnia, l'incredulità, dolori fisici e morali. Ma tutto questo sopportato per amore, è stato ricambiato da Gesù in maniera infinita e dolce e mi par a confronto ben poca cosa la mia corrispondenza.
Per questo invito tutti a essere generosi con il Signore. Egli sa amare le Sue creature in maniera che nessuno potrà mai. Attende da noi non grandi cose, ma la conversione del cuore che fa grande ogni cosa. Impariamo da Lui ad essere miti ed umili, perché solo così Egli può entrare nel nostro cuore e aprirlo alla vita e poter amare con Lui tutti gli uomini nostri fratelli.
Come ben sapete, il Signore mi ha manifestato più volte il desiderio che nel circondario della città di Urbino venga costruito un Tempio dedicato al Suo Cuore Sacratissimo, ove intende elargire a tutta l’umanità infinite grazie e benedizioni soprattutto ai giovani universitari, che da ogni parte del mondo si recheranno lì.
Quest’Opera che sorgerà pareva umanamente impossibile per le tante difficoltà finora incontrate, ma ben sappiamo che le cose a noi impossibili sono per il Signore realizzabili.
Con l’apporto di tutti, soprattutto con l’aiuto dei poveri, questo Santuario sorgerà e sarà l’espressione di amore non solo del Cuore Divino di Gesù ma anche di tanti cuori dell’umanità sofferente, peccatrice, ma in Lui credente.
Affido alla vostra generosità l’Opera che sta sorgendo, mentre ringrazio tutti di vero cuore.
La Madre di Gesù, Regina della Pace, ci sia sempre di guida e conforto e ci protegga in questo faticoso cammino.
Vi benedico tutti nel Cuore Divino di Gesù.
                                                                                  Vostro don Elia Bellebono

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