Don Elia Bellebono - Fondazione Opera del Sacro Cuore di Gesù

Elia

le promesse del sacro cuore

Il sosia di don Elia, un brutto scherzo di "Federico"

Testimonianza di don Elia Bellebono al Convegno Nazionale del Movimento Carismatico di Assisi
25 - 29 giugno 1984 (Riproduzione integrale dalla registrazione.)

Dopo essere andato alla Messa vespertina delle sei e mezza nella mia parrocchia della Cappuccina a Domodossola, nel venire a casa insieme con un signore che era impiegato in banca, aveva 58 anni, questo signore dopo aver fatto con me la santa Comunione e ascoltato la Messa e fatto un po' di ringraziamento, siamo venuti a casa. Nel venire a casa insieme, avremo avuto circa tre quarti di chilometro di strada, si parlava e si chiacchierava. Quando siamo arrivati al mio cancello, lui abitava oltre, ci siamo salutati. Quando io arrivo, faccio le scale e vado nel mio secondo piano della mia casa, ecco che sento dalla finestra questo signore, che grida: "Signore Dio, Signore Dio". Vado alla finestra e dico: "Ma che cosa ha da gridare e chiamare in quella maniera?"
Venga a vedere, ci siamo appena salutati adesso, e invece lo vedo qui abbracciato con una donna tutta scollata, tutta brutta".
"Ma bravo, se sono qui, come posso essere lì con una donna?"
Quest'uomo tutto agitato e triste, mi chiama giù per andare a vedere. Io vado giù precipitosamente dalle scale e con lui vado arrivando al suo cancello che aveva davanti una piazzetta dove fermavano le macchine e vedo proprio la mia persona insieme abbracciata con una donna tutta scollata, con un vestito corto. Allora io: "Elia, cosa fai qui, brutta bestia in quell'atteggiamento lì? Vai via in nome di Dio!" e ho tracciato un segno di croce. Ma non ero prete, però non commettevo mica peccato anche a tracciare un segno di croce. In quel momento si è aperta spalancata la terra, ha mandato fuori un odore di zolfo e di fumo che abbiamo sentito per otto giorni. Si è spalancata la terra e vidi come una sala piena di serpenti e fuoco, degli uomini che si dimenavano dentro.
Quell'uomo non ha più parlato, aveva gli occhi fuori delle orbite, ho subito mandato a chiamare il dottore, parlava che fosse un infarto. Io non so, il giorno dopo ha chiamato un altro dottore per il consulto, ma da quel che ho capito, quell'uomo non era più niente, infatti dopo otto giorni è morto dallo spavento che ha avuto. Fatto è che io avevo rimorso di coscienza e dicevo ai miei Padri Spirituali: "Forse è stato colpa mia?". "Ma cosa c'entri tu se il Signore ha permesso questo, fortunato lui che aveva fatto la santa Comunione e il Signore l'ha voluto chiamare."
Certo che è difficile per quella gente specialmente passionale, passione della carne, è difficile che comprendano che ci sia l'inferno, è difficile far loro credere le verità di Fede. Non c'è solo la passione della carne, ma c'è tante altre passioni che noi non facciamo gran conto, ma invece c'è un peccato che grida vendetta al cospetto di Dio. E' questo che negano le verità di Fede, è questo che non credono più, è qui che non rende più la Redenzione, la salvezza dell'uomo, e tutto questo è contrario ed egoistico il parlare della gente. Io non capisco perché nelle famiglie c'è tutto questo!
"Pregate nella vostra famiglia? Andate almeno alla Messa di domenica?"
"Non è possibile, la notizia farebbe scandalo a fare quelle cose così"
Amici, la legge di Dio non cambia, e la legge dell'Amore c'è, anche se sbagliamo, ma c'è la Riconciliazione, c'è il riconoscersi che abbiamo sbagliato, ed io per questo dico che finché c'è vita c'è perdono e c'è misericordia, ma appena saremo di là, non potremo pretendere che non c'è l'inferno e non potremo andare in Paradiso con tutte le nostre bestemmie.
Noi abbiamo voluto quella barca fin che viviamo qui sulla terra. Ecco il ragionamento che l'uomo non capisce, ecco il ragionamento che noi non vogliamo convincerci, ed è difficile anche a farlo capire

La lotta tra Lucifero e Gesù, tra "Federico" e don Elia

a cura di Antonio Dal Ben
Satana è chiamato principe delle tenebre e di questo mondo perché il suo fondamentale intento è di oscurare la Luce di Dio nelle anime. Dio è Luce, Satana è tenebra; Dio è amore, Satana è odio; Dio è umiltà, Satana è superbia. E' il guastatore del Cielo e della Terra, il tentatore degli angeli e degli uomini, è la causa di ogni male.
"Gesù, il Figlio di Dio è venuto per distruggere le opere del diavolo" (1 Gv 3,8). Ecco lo scopo e il perché dell'incarnazione e della venuta di Gesù sulla Terra: "distruggere le opere del diavolo"; confermato dallo stesso Satana quando Gesù, mentre insegnava nella sinagoga, lo spirito maligno che possedeva e tormentava un uomo, gridando: "Che vuoi da noi Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi sei: tu sei il Santo mandato da Dio" (Mc 1,24).
Lucifero odia innanzitutto Cristo Crocifisso che ha vinto la sua superbia con l'umiltà e riparato la sua ribellione con la sua sottomissione alla Volontà divina.
La Terra è diventata il campo di battaglia della guerra più spietata tra Lucifero o Satana e Gesù il Messia, tra l'esercito del male infiammato dall'odio verso Dio e l'esercito del bene animato dal suo Amore o Divino Volere fino al sacrificio. Guerra implacabile fino alla vittoria totale dell'uno sull'altro, guerra che ci coinvolge tutti quanti personalmente.
Il demonio cerca di demoralizzare tutte le persone soprattutto i mistici, adopera tutti i mezzi, tutte le occasioni, per umiliare, per far arrabbiare la persona scelta dal Signore; ma quando si è di Dio, si è uniti a Lui anche nella sofferenza e nella crocifissione. Così è stato anche per don Elia Bellebono che dopo aver goduto della visita inaspettata di Gesù Risorto, ecco che arriva il demonio sotto forma di ortolano, il quale, lo percuote con il manico della vanga e lo spinge in mezzo ai rovi e poi si trasforma in un grosso serpente per mettergli paura affinché abbandoni la via di amore per il Signore e per il prossimo.
Quando don Elia pregava per la conversione di una persona, poco dopo il demonio si manifestava per fare i dispetti, per disturbarlo con inganni di ogni genere e, addirittura per picchiarlo con un bastone. Anche dopo che era sacerdote continuava a essere maltrattato da questo demonio che lui lo chiamava: "Federico" a causa che nel libro di scuola avevano raffigurato Federico Barbarossa: brutto, con la barba rossiccia, rada e biforcuta; anche il demonio era brutto, con la barba rada e biforcuta come quella delle capre. Una volta don Elia si lamentò con il Signore di questo "Federico" e desiderava di non vederlo mai più. Il Signore acconsentì alla richiesta e infatti non l'ha più rivisto. Però "Federico" non ha detto: ora basta, sono stanco, mi riposo. Non potendo tormentare don Elia, ha tentato, ha tormentato, ha sedotto le persone più vicine e amiche di don Elia. Una persona che collaborava con don Elia, lo aveva, infatti, accusato di una calunnia infamante al vescovo, il quale, purtroppo, ci aveva creduto e pensava di allontanarlo da Fano trasferendolo in un monastero lontano, con l'ubbidienza di non rivelare a nessuno dove si trovasse. Alcune persone amiche, che sono venute a conoscenza di questo fatto, sono intervenute presso il vescovo Mons. Costanzo Micci, chiedendo le prove di quanto sospettava, ma non c'erano. Allora il vescovo, per accertarsi della sua innocenza, lo invita ad andare ad Ariccia (RM) per fare gli Esercizi Spirituali di Sant'Ignazio sotto la direzione di P. Tommaso Sbardella suo direttore spirituale. Io nel 1983 mi trovavo per lavoro a Palestrina (RM) e nel mese di luglio, sapendo che don Elia si trovava ad Ariccia, andai a fargli una visita e lo trovai molto sereno e gioioso, perché aveva potuto infondere l'amore verso il Sacro Cuore di Gesù ad alcuni partecipanti al corso degli Esercizi Spirituali, in particolare a un sacerdote; dopo qualche giorno ritornò a Fano. La persona che aveva diffamato don Elia andò dal vescovo di Fano, perché aveva capito che aveva sbagliato. Mons. Costanzo Micci chiamò don Elia per sapere se era disponibile a perdonare. Don Elia non solo perdonò a chi l'aveva fatto soffrire, ma anche a coloro che avevano creduto.
<<Alla fine degli anni 80 una persona va da don Elia perché era disoccupato e cercava un lavoro, don Elia telefonò ad alcuni amici che avevano un'attività artigianale per assumere questa persona, ma tutti avevano i dipendenti al completo. Costui per vendicarsi incominciò a diffamare don Elia e andò perfino dal vescovo di Fano mons. Mario Cecchini, il quale l'ha ascoltato e poi gli ha detto: "Ma pensaci un po'. Sei veramente sicuro di quello che dici, oppure hai voluto vendicarti?". E' partito e poi è tornato indietro a confessare che: "quello che ho detto non è affatto vero"! Ma intanto il polverone si era alzato, intanto quelle voci erano circolate, intanto molta gente aveva pensato male, perché qualcuno lo aveva accusato, anche se ingiustamente.>> (Pag. 180 del libro: "Don Elia Bellebono, Apostolo del Sacro Cuore per i nostri tempi" di P. Carlo Colonna S.J.).
Tutto è permesso da Dio, anche la sofferenza e l'umiliazione. Anche il Figlio di Dio è stato trattato in tale modo.
Dal "Catechismo della Chiesa Cattolica" al n. 675 pag. 187 sta scritto: "Prima della venuta di Cristo, la Chiesa deve passare attraverso una prova finale, che scuoterà la fede di molti credenti. La persecuzione che accompagna il suo pellegrinaggio sulla terra svelerà il <<Mistero di iniquità>> sotto la forma di una impostura religiosa, che offre agli uomini una soluzione apparente ai loro problemi, al prezzo dell'apostasia dalla verità. La massima impostura religiosa è quella dell'Anti-Cristo, cioè di uno pseudo-messianismo in cui l'uomo glorifica se stesso al posto Dio e del suo Messia venuto nella carne."
San Paolo nella seconda lettera ai Tessalonicesi scrive: "Solo allora sarà rivelato l'empio e il Signore Gesù lo distruggerà con il soffio della sua bocca e lo annienterà all'apparire della sua venuta. L'iniquo, la cui venuta avverrà nella potenza di satana, con ogni specie di portenti, di segni e prodigi menzogneri, e con ogni sorta di empio inganno per quelli che vanno in rovina perché non hanno accolto l'amore della verità per essere salvi".
Carissimi amici, nessuno di noi è esente da queste tentazioni diaboliche e San Pietro primo Papa scrive nella sua prima lettera: "Il diavolo, come leone ruggente va in giro, cercando chi divorare". E raccomanda: "Resistetegli saldi nella fede".
Nel pieghevole che trovate incluso in questo giornalino, alla fine della pagina 9 don Elia scrive: "Per amore di Gesù e degli uomini ho sofferto tante volte nella vita il freddo, la fame, gli stenti, il disprezzo, l'emarginazione, la calunnia, l'incredulità, dolori fisici e morali. Ma tutto questo sopportato per amore, è stato ricambiato da Gesù in maniera infinita e dolce e mi par a confronto ben poca cosa la mia corrispondenza. Attende da noi non grandi cose, ma la conversione del cuore".

© Fondazione Opera Sacro Cuore Di Gesù | via Cà Staccolo 5 - 61029 Urbino (PU) | C.F. 90008720410 - Viaggi Spirituali